ZES Unica 2026: guida alle agevolazioni per le imprese del Mezzogiorno
> Dagli investimenti in macchinari alla crescita produttiva: requisiti, importi, procedura e controlli per orientarsi nel credito d’imposta ZES Unica.
ZES Unica 2026: che cos’è e perché interessa le imprese
La Zona Economica Speciale Unica per il Mezzogiorno è un quadro di agevolazioni e semplificazioni pensato per sostenere nuovi investimenti produttivi nelle aree del Centro-Sud ammesse agli aiuti regionali. Dal 2024 ha riunito le precedenti ZES regionali e, dal 2025, il perimetro amministrativo comprende anche Marche e Umbria. Per il credito d’imposta, tuttavia, conta l’effettiva localizzazione della struttura produttiva nelle specifiche zone assistite individuate dalla normativa: verificare il comune e l’area di insediamento è quindi il primo passo.[1] [2]
Nel 2026 la misura ha una rilevanza concreta per imprese industriali, manifatturiere, logistiche e di servizi che intendono acquistare beni strumentali, ampliare un impianto o realizzare un nuovo insediamento. La legge di bilancio ha esteso il credito d’imposta agli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2026 al 31 dicembre 2028, mentre per il solo 2026 il limite di spesa pubblico è pari a 2,3 miliardi di euro.[1]
La ZES non è un bando con una graduatoria tradizionale. È un regime di agevolazione fiscale fondato su requisiti, comunicazioni telematiche e verifiche documentali. Per questo è utile distinguere tra il credito d’imposta sugli investimenti, gestito con l’Agenzia delle Entrate, e l’autorizzazione unica, da richiedere quando il progetto necessita di titoli abilitativi nel procedimento speciale ZES.
Chi può accedere alla ZES Unica
Possono beneficiare del credito tutte le imprese, senza differenza di forma giuridica o regime contabile, che siano già operative oppure si insedino in una struttura produttiva situata nelle aree ammissibili. Sono quindi potenzialmente interessate microimprese, PMI, startup e grandi imprese, purché il progetto sia riconducibile a un’attività economica ammessa e rispetti i vincoli territoriali e finanziari.[2]
Restano esclusi alcuni comparti, tra cui siderurgia, carbone e lignite, gran parte dei trasporti, energia e relative infrastrutture, banda larga, credito, finanza e assicurazioni. Non possono inoltre utilizzare il beneficio le imprese in liquidazione, scioglimento o difficoltà ai sensi della disciplina europea. La verifica del codice ATECO, della situazione economico-finanziaria e della localizzazione effettiva dell’investimento va quindi effettuata prima di impostare il piano economico.
Elemento da verificare — Indicazione pratica
Beneficiario — Impresa esistente o di nuovo insediamento, con attività ammissibile e posizione regolare.
Dimensione del progetto — Il costo complessivo non può essere inferiore a 200.000 euro; il tetto agevolabile è 100 milioni di euro per progetto.
Periodo di investimento — La disciplina 2026-2028 riguarda investimenti effettuati nel periodo previsto dalla legge; ogni annualità ha comunicazioni e scadenze da controllare.
Quali investimenti sono agevolabili
Il credito riguarda progetti di investimento iniziale. In termini pratici, sono ammessi l’acquisto, anche in leasing, di macchinari, impianti e attrezzature nuovi destinati a una struttura produttiva; possono rientrare anche terreni, immobili strumentali, costruzione, acquisizione o ampliamento di fabbricati realmente utilizzati nell’attività. Il valore di terreni e fabbricati non può superare il 50% del valore dell’investimento agevolato.[2]
Non sono invece agevolabili beni acquistati per essere rivenduti, materiali di consumo e operazioni tra soggetti collegati o controllati. Questa distinzione merita attenzione: una spesa può essere utile al progetto industriale ma non essere automaticamente eleggibile al credito. Prima di firmare ordini, contratti di leasing o compromessi immobiliari è opportuno allineare piano investimenti, contabilità analitica e documenti tecnici.
L’agevolazione non sostituisce la valutazione ordinaria della sostenibilità economica. Un progetto ZES ben costruito deve indicare capacità produttiva, mercato di riferimento, calendario di realizzazione, impatto occupazionale, fonti di copertura finanziaria e ricaduta territoriale. Questi elementi diventano ancora più importanti quando il progetto richiede l’autorizzazione unica.
Importi tipici e intensità del credito d’imposta
Non esiste una percentuale unica valida per ogni impresa. L’intensità del credito dipende dalla regione, dalla dimensione aziendale, dalla zona assistita e dall’ammontare dell’investimento. Per i progetti ordinari fino a 50 milioni di euro, le percentuali massime possono arrivare tipicamente al 60% per piccole imprese, al 50% per medie imprese e al 40% per grandi imprese in alcune regioni. In territori specifici ammessi al Fondo per una transizione giusta, le intensità possono essere più elevate; nelle zone agevolate di Abruzzo, Marche e Umbria i massimali sono invece più contenuti.[2]
Si tratta di massimali teorici, non di un diritto automatico a una percentuale fissa. Il credito è soggetto alle condizioni della disciplina europea sugli aiuti di Stato, al limite di spesa dell’annualità e alle regole sul cumulo. Può cumularsi con altri aiuti, compreso il de minimis, soltanto quando non viene superata l’intensità massima consentita per gli stessi costi. Per evitare errori, è necessario ricostruire tutti gli incentivi richiesti o ottenuti sul medesimo investimento.
> Esempio operativo: un’impresa non dovrebbe calcolare il beneficio applicando una percentuale generica. Deve prima qualificare la propria dimensione, verificare l’area di localizzazione e individuare la soglia prevista per quel progetto e per quella categoria di spesa.
Come presentare la domanda e gestire la procedura
La richiesta del credito d’imposta è telematica. Per il 2026, la comunicazione preventiva all’Agenzia delle Entrate era prevista dal 31 marzo al 30 maggio e doveva indicare le spese già sostenute e quelle programmate entro il 31 dicembre. Le imprese che hanno trasmesso la comunicazione devono inviare, a pena di decadenza, una comunicazione integrativa dal 3 al 17 gennaio 2027, attestando gli investimenti realizzati, le fatture elettroniche e la certificazione richiesta.[2]
Chi non ha rispettato la finestra 2026 non deve presumere che una domanda tardiva sia possibile. Conviene invece monitorare le regole delle annualità 2027 e 2028 sulle fonti ufficiali e pianificare per tempo l’investimento. In tutti i casi, l’effettivo sostenimento delle spese deve risultare da una certificazione rilasciata da un revisore legale o da una società di revisione abilitata.[1]
Se il progetto necessita di un provvedimento abilitativo speciale, l’istanza di autorizzazione unica passa dallo Sportello Unico Digitale ZES. Il portale richiede una procedura guidata e documentazione tecnica; il business plan deve descrivere anche le ricadute occupazionali. I progetti sottoposti solo a SCIA o quelli non soggetti a titolo abilitativo seguono invece le procedure ordinarie, mentre per le iniziative non comprese nel procedimento speciale restano competenti gli uffici SUAP territoriali.[3]
Checklist prima di investire
Prima di procedere, l’impresa dovrebbe verificare in modo documentato l’ubicazione della struttura, l’ammissibilità del settore, il costo minimo del progetto e la composizione delle spese. È poi essenziale costruire un fascicolo con preventivi, contratti, fatture, prove di pagamento, dati catastali o titoli di disponibilità dell’immobile e certificazione del revisore. Una pianificazione accurata riduce il rischio di vedere ridotto o ricalcolato il credito.
Occorre infine considerare gli obblighi successivi. I beni devono entrare in funzione entro il termine previsto e non possono essere dismessi, ceduti o destinati ad altra struttura produttiva nei periodi rilevanti ai fini della rideterminazione dell’aiuto. L’impresa beneficiaria deve inoltre mantenere l’attività nella ZES Unica per almeno cinque anni dal completamento dell’investimento.[2]
Conclusione: trasformare l’incentivo in un progetto solido
La ZES Unica 2026 può rendere più sostenibile un investimento industriale o produttivo nel Mezzogiorno, ma richiede precisione: non basta localizzare la sede in una regione interessata né stimare un credito con percentuali standard. Il valore dell’agevolazione dipende da territorio, impresa, spese, calendario e documentazione.
Per individuare opportunità compatibili con il tuo progetto, consulta i bandi aperti e usa la nostra guida per preparare la candidatura con metodo. Un’analisi preventiva dei requisiti può fare la differenza tra un progetto ben finanziato e una domanda incompleta.
Fonti
[1]: https://www.agenziaentrate.gov.it/portale/credito-d-imposta-per-investimenti-nella-zes-unica-zes-2026-/che-cos-imprese "Agenzia delle Entrate — Credito d’imposta per investimenti nella ZES Unica 2026"
[2]: https://www.dipartimentosud.gov.it/it/credito-di-imposta/ "Dipartimento per il Sud — Credito d’imposta ZES Unica"
[3]: https://www.impresainungiorno.gov.it/web/l-impresa-e-la-pa-centrale/zes "Impresa in un giorno — Zona Economica Speciale ZES Unica"